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13 marzo 2007
La poesía es una almohada

mariopischedda audio poesia
| inviato da il 13/3/2007 alle 1:56 | |
30 maggio 2006
sermoncillo
| inviato da il 30/5/2006 alle 12:39 | |
17 gennaio 2006
Migrare eccetera
Ci sono tantissimi motivi per lasciare la propria terra, e non sempre
si riesce a digerire i cambiamenti. Si cerca di reprimere, nascondere,
dissimulare, ignorare i segnali di sofferenza, rimandandone la
soluzione. A seconda della situazione e la sensibilità si può finire
per guardare ad occhi nudi
lo spaventoso abisso, senza comunque trovare un vero e proprio sollievo.
Io ho lasciato la Bolivia per motivi direi esistenziali, il lavoro non
mi mancava. Mio padre è italiano, ho i parenti paterni tutti nella zona
dove abito, nel Veneto. I miei sono in Italia, tranne due sorelle
che abitano in Bolivia. Eppure... Mi spaventa un po' constatare che la
maggior parte delle mie amicizie sono molto lontano, che i miei
"colleghi" di lavoro (traduttori, scrittori, giornalisti et similia)
sono tutti etereamente elettronici, che da queste parti non riesco a
trovare un gruppo umano che mi faccia sentire a casa, che non ho che le
mie figlie e il mio compagno. Mi sento un po' sola, insomma. Il calore
umano, è questo che mi manca. La naturalità con cui ci si incontrava
tra amici, con cui si facevano nuove conoscenze. Spero davvero che sia
questa zona soltanto, di sicuro l'Italia non è tutta così. Da qualche
altra parte c'è gente che si abbraccia, che si fa le coccole, che fa
regali senza motivo ufficiale, che fa festa quando non c'è niente da
celebrare se non la vita stessa.
Se qualcuno si riconosce in questa
descrizione, anche soltanto in parte, batta un colpo. Se poi ha voglia
di fare una gita nel vicentino, sappia che può bussare alla mia porta.
Scusate lo sfogo.
| inviato da il 17/1/2006 alle 1:7 | |
2 novembre 2005
irse
“...estoy convencido de que para quien en un momento dado, de pronto o gradualmente, decide que va a ser escritor, no existe diferencia alguna entre nacer en cualquier punto de Centroamérica, en Dublín, en París, en Florencia o en Buenos Aires. Venir a este mundo al lado de una mata de plátano o a la sombra de una encina puede resultar tan bueno o tan malo como hacerlo en medio de un prado, en la pampa o en la estepa, en una aldea perdida de provincia o en una gran capital. Enfrentar el mosquito anófeles del paludismo en una aislada población del trópico o los bacilos de Koch en Praga puede, es verdad, determinar el curso que seguirá su vida, acortar ésta o hacerla insoportable y melancólica, pero no impedirle concebir ideas originales y formularlas en frases brillantes o, para el caso, salvarlo de pensar tonterías y exponerlas en frases torpes. El pequeño mundo que uno encuentra al nacer es el mismo en cualquier parte en que se nazca; sólo se amplía si uno logra irse a tiempo de donde tiene que irse, físicamente o con la imaginación.”
Augusto Monterroso, Los buscadores de Oro.
| inviato da il 2/11/2005 alle 16:44 | |
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